lunedì 12 marzo 2018

Le religioni che uniscono: Il Sikhismo.


Le religioni che uniscono:
Il Sikhismo. 




A mio parere viaggiare vuol dire conoscere e conoscere vuol dire credere. Esistono al mondo diverse religioni, ognuna con i propri idoli, le proprie preghiere, i propri rituali e i propri costumi, ma solo uno è il sentimento che ci deve spingere a credere nella forza dell’uomo percepito come una rappresentazione di Dio e quindi dell’amore, indissolubilmente legato all’altro e come tale sempre pronto a comprendere e ad ascoltare chi ha più bisogno. Qualche giorno fa entrando in un tempio sikh, nonostante non fosse la prima volta che mi ponessi questa domanda, mi sono chiesta se avesse senso per me emulare quei gesti consueti per un devoto del sikhismo, (in questo caso, ma più in generale di qualsiasi religione), gesti naturali di rispetto e devozione nei confronti di una manifestazione di Dio, pur non essendo io una devota di quel culto ed essendo per me quindi per nulla naturali. Diversamente dalle altre volte ho trovato subito la risposta, ovvero, se volevo entrare in quel tempio dovevo trovarlo quel gesto o quel sentimento che mi facesse avvicinare alla loro rappresentazione di Dio anche se per me poco familiare, perchè in fondo credo sia proprio questa la vera essenza di vivire in un mondo unico ma con tante diverse prospettive ovvero essere aperte ad ognuna di esse e cercare di comprenderle da vicino per allontanarsi da quell’odio inumano che viene oggi istigato nei nostri cuori da dettami superiori che rispondono solo al potere e all’egoismo. Dio ha parlato e continua a parlare con linguaggi diversi, non soffermiamoci a puntare il dito contro coloro che di Dio ne fanno una bandiera di potere, ma soffermiamoci a rispettare l’amore in tutte le sue più svariate, stravaganti e straordinarie forme. D’altronde la presenza di Dio non ha bisogno di molte parole o di molti simboli, rimane Uno nella sua essenza e di questa essenza dobbiamo cominciare a parlare e su questa unica essenza riflettere. Entrare in un tempio ogni volta crea imbarazzo, soprattutto se non si professa la religione di cui quel tempio è simbolo, e spesso in molte religioni è addirittura vietato entrare in alcuni templi, ma credo sia fondamentale superare questa barriera sociale che ci impone a pensare che quel tempio sia solo di chi lo frequenta tutti I giorni e che non sia invece solo una manifestazione tra le altre di come l’uomo abbia bisogno di confrontarsi con forze  più grandi di lui, che lo possano ascoltare e da cui trarre insegnamenti. Dio è in ognuno di noi ma certo ognuno di noi vede Dio con occhi diversi. Ognuno seguendo la propria storia ha dato a Dio un nome, una forma, delle peculiari caratteristiche, ma egli rimane sempre Uno e l’umanità rappresenta il simbolo di questa unione pur se manifesta con lingue, colori, profumi e sapori diversi tra loro. Quando ci accostiamo ad una nuova religione ovvero ad un nuovo modo di parlare di amore, dobbiamo trovare quel sentimento in noi che ci può aiutare a comprendere quel nuovo linguaggio, che altro non è che una manifestazione bizzarra ai nostri occhi di ciò che noi crediamo e adoriamo ma con forme diverse e quindi anche quel piccolo gesto per noi nuovo e poco familiare, in realtà è solo simbolo della ricerca e del desiderio della conoscenza di un’unica forma di amore.
Questo è un pò anche quello che dice il sikhismo:
“Lo scopo ultimo della vita dell’uomo è porre fine a tutte le dualità di “me stesso e gli altri”, “io e non io” ottenere un equilibrio circa l’unione e la separazione, l’azione e l’inazione, l’attaccamento e il distacco.” Questo l’insegnamento dei guru sikh.
Intorno alla seconda metà del 1400 d.c. nasceva in India un pensiero religioso oggi conosciuto oggi nel mondo come sikhismo. Il fondatore del sikhismo Nanak  nasce a Talwandi nell’attuale Pakistan, nel 1469. È figlio di funzionari che appartengono alla casta degli kshatriya (guerrieri), ma nella sottocasta dei bedi nome che identifica le famiglie kshatriya che conoscono e studiano le scritture vediche. Lavora come contabile, ma si interessa all’Islam e al sufismo. Nel 1498, mentre fa il bagno in un fiume, ha un’esperienza mistica. Gli amici lo pensano annegato, ma il quarto giorno riappare affermando che Dio gli è apparso e lo ha incaricato di una missione religiosa; dovrà insegnare che “davanti a Dio non c’è indù, non c’è musulmano” ma soltanto carità, servizio e preghiera. Da allora, percorre il subcontinente indiano e i paesi vicini, si sarebbe spinto fino a Sri Lanka, alla Mecca, a Baghdad, in quattro lunghi viaggi, che se hanno senza dubbio una qualche realtà storica, costituiscono pure il mito di fondazione del sikhismo. Negli anni 1520, esausto per i lunghi viaggi, Nanak si stabilisce a Kartarpur, dove raduna un buon numero di discepoli, in lingua punjabi sikh, e dove muore nel 1539.
Nella tradizione popolare gli insegnamenti di Guru Nanak, vengono praticati in tre modi: dividendo con gli altri e aiutando quelli che hanno bisogno; conducendo una vita onesta senza frode o sfruttamento; meditando sul nome di Dio per controllare le cinque debolezze della personalità umana chiamate I cinque ladri poichè rubano alla persona il buonsenso, queste sono: lussuria, rabbia, arroganza, avidità e attaccamento. Cinque sono anche I simboli distintivi di un fedele sikh:
Il kesh ovvero I capelli lasciati crescere, raccolti in un turbante, che diventa la corona spirituale che costantemente ricorda al sikh che è seduto sul trono della coscienza e si deve impegnare a vivere in accordo ai principi insegnati. Il guru dice:“Il turbante è la mia immagine, io resiedo nel turbante”. Indossare un turbante è segno di rispetto per se stessi, coraggio, pietà, devozione e autonomia. Il kangha, un piccolo pettine di legno che I sikh usano due volte al giorno. Deve essere indossato tutto il tempo e indica la necessità di essere sempre ordinati e puliti. Pettinarsi e curare I capelli deve essere un promemoria per ricordarsi di mantenere allo stesso modo pulita e ordinata la propria vita. Il kara, un braccialetto di ferro o metallo che simboleggia l’infinità di Dio, un simbolo permanente di legame con la comunità. Il kachera, una sorta di biancheria intima, simbolo di rispetto per se stessi, ricorda di avere sempre controllo sulla lussuria e di essere pronti in qualsiasi momento al combattimento o alla difesa. Il kirpan, un coltello che simboleggia il dovere di un sikh di essere sempre pronto alla difesa di quelli che si trovano in pericolo anche mettendo a repentaglio la propria vita.
Le scritture sacre dei sikh non riconoscono il sistema delle caste e nemmeno approvano l'adorazione degli idoli, i rituali e le superstizioni. Si ritiene che la donna abbia la stessa anima dell'uomo e che quindi goda degli stessi diritti dell'uomo ad una crescita spirituale, di partecipare alle congregazioni religiose e di recitare gli inni sacri dei templi sikh. Il luogo di culto dei sikh è il gurudwara, il primo fu costruito da Guru Nanak nel 1521, in Kartarpur sulle sponde del fiume Ravi, in Panjab. Questo luogo venne ideato per far si che la comunità si potesse riunire per ascoltare I discorsi del guru e cantare le lodi al Dio. Il termine gurudwara letteralmente significa la porta per raggiungere gli insegnamenti del guru. All’interno di ogni gurudwara ogni uomo di qualsiasi religione può trovare ristoro per la notte e un pasto caldo. La cucina di questi templi è un posto caratterizzante dove vengono preparati cibi ininterrottamente e da mani di volontari di qualsiasi credo disposti a donare un pò del loro tempo per aiutare chi ha meno risorse di loro.
Quando entrate in questi posti siate aperti a coglierne l’essenza, lasciatevi accarezzare da ogni cambiamento, da ogni sorpresa, da ogni piccolo gesto, da ogni immagine che sia un riflesso diverso della vostra immagine, da ogni parola detta al contrario o pronunciata con suoni diversi. Lasciatevi abbracciare dall’amore universale e sarete sempre in grado di comprendere qualsiasi gesto o qualsiasi messaggio, anche se apparentemente visto o ascoltato per la prima volta. Siate partecipi di questo viaggio e condivitetelo con quanto più coraggio e passione avete in corpo!
                                                                                                                                                                                                 

Buon viaggio e stay tuned!!!!



                 

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